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giovedì 29 ottobre 2026

Andreuccio da Perugia nel Decamerone a cura di A. Cristofori (La nave di Teseo, 2025)

Io e un cassiere del negozio degli Uffizi di Firenze siamo gli unici in Italia (e quindi anche nel resto del pianeta) a possedere la traduzione in italiano del Decamerone di Boccaccio a cura di Alberto Cristofori.

Ma è già in italiano! Direte voi. 

Ma grazie al ca...Risponderò io. Lo so perfettamente che è in italiano, ma è un italiano del 1300.

Magari io e il buon venditore degli Uffici non siamo gli unici, e magari se contiamo lo scrittore (non Boccaccio evidentemente, ma Cristofori) e qualche suo parente (sempre di Cristofori), forse arriviamo a cinque, ma non è questo il punto. 

Il punto è che quando sono stato agli Uffizi e sono passato obbligatoriamente dal negozio (mi rifiuto di dire "store" in nome di un'anglofobia contratta in età giovanile e mai guarita), mentre scorrevo con occhio stanco i titoli presenti nella libreria (stanco perché gli Uffici sono grandi, c'è gente, e ci si stanca), mi è apparso questo splendido volume edito da La Nave di Teseo del 2025: Decamerone in italiano contemporaneo.

Qualche tempo fa era uscito qualcosa di simile, curato da Aldo Busi, ma non è la stessa cosa. Da quel poco che ho letto in giro, quello era più un adattamento all' epoca moderna ad uso e consumo dei "ggiovani" (con due g).

Questo è un' altra cosa: è una traduzione fedele da una lingua all'altra, da fiorentino trecentesco a italiano del 2000 (che rispetta la sintassi e la semantica originale e quindi mantenendo inalterato il messaggio originale).

E bisogna rendere i giusti onori ad A.Cristofori per averlo fatto. Grazie!

Vabbè.

L' ho subito preso in mano e subito ho percepito la polvere sulla copertina (grandi vendite...). Mi sono recato in cassa e il buon uomo li al mio servizio si è complimentato per l'acquisto, perché anche lui ne ha una copia che ogni tanto rilegge (eh, in Italia siamo in due...).

Ora, direte voi, che il suo entusiasmo era motivato dall' aver venduto un testo che nessuno compera. No! Dico io. Il suo entusiasmo era onesto e sincero.

Ma non è questo il punto.

Il vero nocciolo della questione, per quanto mi riguarda, è un altro e riguarda la novella di Andreuccio da Perugia.

Senza spoilerare: Andreuccio è un tipo che deve commerciare in cavalli. Va a Napoli per partecipare ad una fiera ma siccome è un po' fesso non si cura di non mettere in bella mostra i soldi che ha. Così attira l' attenzione di una giovane donna siciliana che inizia ad architettare un piano per mettere le mani sui beni di Andreuccio. 

E ora arriva il nocciolo.

La giovane donna si accompagna ad una vecchia siciliana che appena vede Andreuccio gli corre incontro e lo abbraccia e lo bacia. E lui "conosciutala" (come scritto nel testo originale del 1300), a sua volta la saluta e l' abbraccia. Poi i due si separano e ovviamente la giovane disonesta di prima, incuriosita da quanto ha visto va subito a chiedere alla vecchia chi sia quel tipo. E la vecchia spiffera tutto su Andreuccio perché lo conosce bene.

Bene. Cosa è successo? 

Non siamo ancora arrivati al nocciolo. 

No, ma ci siamo quasi, è successo questo: la vecchia conosce Andreuccio perché è stata la servitrice di suo padre che ha vissuto in Sicilia e poi a Perugia e quindi il buon Andreuccio, quando la vede, "riconosciutala", le rende i giusti omaggi. 

Insomma il "conosciutala" del 1300 si traduce con il "riconosciutala" del 2000. Se no come farebbe la vecchia ad andare da Andreuccio e fingere di essere sua conoscente e soprattutto come farebbe costui a rispondere al saluto altrettanto affettuosamente? E' ovvio che i due si sono già incontrati prima e così, la giovane disonesta, ha gioco facile a carpire dall'amica anziana le informazioni che le servono per turlupinare il povero protagonista. 

Capite? Capite?!? 

No. Ovviamente. 

Allora facciamo un passo indietro di molti anni. 

Tanto tempo fa, in un'epoca in cui Internet non era ancora diffusa tra le genti volgari, un giovane Filippuz frequentava la terza superiore di un orribile liceo privato della sua città e durante l'ora di Letteratura Italiana, in cui si stava discutendo con la prof. di italiano della novella di Andreuccio da Perugia, scritta da Boccaccio nell'italiano del 1300, un imberbe compagno di classe del nostro eroe, imberbe, arrogante e soprattutto ignorante, sentenziava che la vecchia avesse "conosciuto" in quel momento Andreuccio mentre il povero Filippuz esponeva la tesi contraria (giusta, perdio!)

Non è possibile che la vecchia "facesse la conoscenza" di Andreuccio in quel momento, cercava di spiegare il giusto Filippuz, sarebbe contro la logica (contro il senso comune) e contro il senso della storia e della lingua italiana del 1300, visto che "conoscere" in quella lingua significa "riconoscere".

No, sentenziava il malvagio oppositore (l'ignorante-arrogante): la vecchia conosce Andreuccio in quel momento e si fa raccontare la sua storia, così la racconta alla giovane che così può fregare Andreuccio. 

E tutto questo avveniva davanti agli occhi silenziosi della prof. di italiano che, peccatrice di accidia, non faceva nulla affinché il bene (la tesi di Filippuz) trionfasse sul male. 

Perché? Io lo so ma non lo dico. Lo scrivo in segreto...

Alla fine l'onesto e giusto Filippuz ebbe la peggio e la tesi sbagliata venne accolta come verità.

Ebbene, questo triste episodio rimasto a lungo sepolto nella mente tormentata di Filippuz è riemerso in questi giorni proprio nella lettura della novella e grazie alla mirabile edizione di questo testo, che risolve definitivamente la controversia (come se ce ne fosse bisogno...), la verità è restituita alla Storia. 

Comunque, se all'epoca avessimo avuto il libro di Cristofori la giustizia avrebbe prevalso subito.

Arrivederci. 

p.s.

Lo dico ma non lo scrivo...







(il villano oppositore era nipote del preside)


martedì 27 ottobre 2026

Je so' pazzo di Prosatore (2006)

 Appena visto il trailer di questo film, al cinema quest'estate, ho pensato: "Cavolo, questo sì che mi piacerebbe vederlo." E oggi grazie alla promozione di uno degli ultimi cinema sopravvissuti nella mia città che lo ha proiettato a 4 euro, ho potuto vederlo. 

Quindi, intendiamoci, si tratta di impressioni "molto a caldo".

Il trailer ingolosiva. Per la potenza, la rabbia, la sequenza ben congegnata delle immagini e, ovvio in questo caso, della colonna sonora (...Je so' pazzo...)

E' stato all'altezza delle mie aspettative? 

Sì, lo è stato. 

Ma non posso dire che sia tutto perfetto. 

Ottima la regia, ottima la messa in scena (avrei messo più immagini di archivio, o di repertorio come si suol dire, ma la scelta dipende dalla volontà del regista, del montatore e forse dei soldini a disposizione...ma comunque...).

Buoni gli attori anche se non tutti hanno avuto una parte rilevante (e qui c'è una prima pecca, ma anche qui è una scelta dello sceneggiatore: che ruolo hanno i personaggi in questa storia? Che ruolo hanno avuto nella vita di Pino Daniele?)

Forse tra gli attori è proprio Caiazzo sul quale sospendo il giudizio. E non che non sia bravo. Anzi, secondo me è un emergente di tutto rispetto. Ma tiene per tutto il film quella espressione furbesca (da vero "figlio di...", per intenderci), che non so se il vero Pino Daniele aveva o no. Boh. 

Il fatto è che ogni biopic corre un rischio. Quello di cristallizzare nella memoria collettiva un'idea di una persona che 99 volte su 100 non c'è più. Quindi il rischio è quello di sovrascrivere nella memoria di ognuno un'immagine che non è detto che sia stata reale. 

Allora ci sono due strade: o si cerca la rappresentazione pedissequa di un'esistenza e allora siamo alla biografia tout court, e allora sì che bisogna essere molto fedeli alla storia "vera" di una persona, o si svariona completamente e si devia prendendo la tangente verso qualcos'altro per cui il biopic non è più tale ma diventa una storia a sé stante (almeno a me aveva fatto questo effetto l'ultimo film su Elvis ). 

Dove siamo qui? Io direi più sulla prima. E' ovvio però che qualcosa devi tirar fuori dalla vita di una persona, che so, un conflitto, se no è tutto scialbo. 

In questa storia il conflitto c'è o meglio ce ne sono due o forse anche tre, solo che solo il primo ha spazio: quello con il padre. 

Sullo sfondo il conflitto con la città che Daniele non ha voluto rappresentare come una cartolina ma avrebbe cercato di rappresentare realmente. Ma è stato davvero così nella realtà? Ammetto di non essere in grado di dirlo. 

E poi il conflitto con chi lo circondava, in primis i famigliari (la moglie), gli amici e la band. Ma anche qui è un po' tutto sfumato, secondo me, e non sappiamo quanto ci sia di vero e quanto sia romanzato. 

E qui torniamo al problema originario del biopic e delle scelte che un regista/autore deve fare per forza. 

Se devo consigliare questo film o no, direi di sì. Ma non lo prenderei come una "verità" definitiva su Pino Daniele. E sicuramente a chi cerca qualcosa in più consiglierei il documentario di Francesco Lettieri (visibile ahimè solo a pagamento su piattaforma). 

The End

P.s. 

Una nota extratesto sulla visione al cinema. Ho esordito dicendo che nella mia città c'è stata una moria di cinema e in parte è vero perché molti sono passati al circuito del cineforum ma altri hanno proprio chiuso i battenti sopravanzati dalle multisale che però sono in provincia. 

Allora, sono contento che in pieno centro sia rimasto un cinema come si deve anche se è dovuto diventare una multisala anche lui, ma vabbè. 

Però, cavolo, starò pure diventando vecchio e rompicoglioni ma non sopporto che la visione del film (per 4 ricchi euro) venga disturbata da una stronza seduta a due posti alla mia destra che nella seconda parte del fim ha tirato fuori il cellulare ogni dieci minuti per controllare l'ora (io il mio l'ho spento, stronza, e se ti annoi, ti alzi e te ne vai) e dalle luci intermittenti,  di un forse sistema di antincendio, sparse su tutto il soffitto della sala che rovinano la visione.  

Ma così è se vi pare e se non vi pare tanto è uguale.




domenica 25 ottobre 2026

Ma come passa il tempo? L'abbiamo finita con 'sti film di Woo o no?

Ero convinto di aver postato qualcosa su Hard Boiled di J. Woo, e invece rileggo il blog e non c'è nulla!

Ero anche convinto di aver scritto qualcosa poche settimane fa, e invece l'ultimo post è del 3 ottobre! 

Ero convinto...ma se oggi ne abbiamo 25 e l'ultimo post è del 3 ottobre significa che sono passate solo 3 settimane (o già tre settimane!). Ma allora sì che sono passate delle settimane.

Ero convinto, ma chissenefrega. 

Dunque, l'ultimo film di Woo visto è Once a Thief del 1991.

Diciamo che non è tra i suoi migliori, ma bisogna vederlo comunque. E' un misto di azione, commedia (con umorismo di Hong Kong evidentemente, quindi non è che si ride a crepapelle, almeno non in occidente) e suspence.

Ci metti anche un minimo di colpo di scena che però secondo me è telefonato, insomma si può dire che sia l'heist movie di Woo (che il "mission impossibile 2" non lo considero nemmeno un heist movie, o sbaglio?). Boh.

Vabbé.

Non voglio essere cattivo ma non è tra i suoi migliori e a me ha dato l'idea di un esperimento, della serie proviamoci, proviamo a prendere un'altra strada e ci allontaniamo per la tangente dai filmoni precedenti. E però mi sa che si è accorto che l'esperimento non gli è andato se poi l'anno dopo tira fuori Hard Boiled (1992). 

E qui, con Hard Boiled, la prende in pieno. Bum. Superfilm. Super Woo. 

E qui giù di brutto con sparatorie, azione, battute e colpi improvvisi. 

Non mi dilungo, perché è inutile. Dico solo che senza Hard Boiled non avete visto nulla di Woo e tenetevi pure le colombe bianche di Tom Cruise (ogni riferimento a mission impossible 2 è puramente voluto). 

Allora stiliamo una personale classifica dei film visti di Woo, del periodo Hong Kong (sia chiaro, niente Hollywood in questa classifica), in ordine di piacere: 

1. The Killer

2. Hard Boiled

3. A better tomorrow

4. Bullet in the head

5. A better tomorrow 2

6. Once a Thief

E' discutibile, ok? Ma io l'ho detto che è personale. 

E ok, l'abbiamo finita con i film di Woo.

Per ora...