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mercoledì 9 settembre 2026

Nonno questa volta è guerra

Sono sempre d'accordo con il tradurre i titoli, ma che si faccia con criterio.

O quanto meno si rispetti la grammatica: dopo "nonno"avrei messo la virgola.

E comunque il titolo originale è "the war with grandpa", che letteralmente si dovrebbe tradurre "la guerra con il nonno", che ha anche senso perché è una guerra nuova, mica una continuazione di qualcosa che c'era prima (...questa volta è guerra...questa volta de che?)

Detto questo faccio una recensione per punti:

1. Visto sulla piattaforma in famiglia perché cercavamo un film da vedere tutti insieme la sera, quindi niente violenza, sesso et simili;

2. Il cast è figo, basta pensare  solo a De Niro;

3. Ma perché De Niro si è ridotto a fare sto film?

4. Ho passato tutto il film a pensare che la mamma del protagonista assomigliasse in modo incredibile alla Thurman. Pazzesco, ho pensato che fosse una somiglianza incredibile soprattutto in certe espressioni del volto. Poi ho pensato ma chi è questa attrice non l' ho mai vista. Poi ancora, cavolo ma potrebbe veramente fare la sosia della Thurman, è uguale! 

5. Ho scoperto su Wikipedia che era la Thurman.

6. Ci sono i serpenti. Io odio i serpenti. Avrò gli incubi.

7. Poiché non dormivo, per gli incubi, ho pensato al film e ho capito perché non funziona.

8. Non funziona perché il nonno è buono. Secondo me avrebbero dovuto rendere il personaggio in vero stronzo, allora sì che il film avrebbe avuto senso.

9. Avrei caricato di più sullo slapstick cioè avrei messo di più dispetto tra i due contendenti, e avrei reso il nonno più stronzo.

10. Poteva essere un film divertentissimo, da scompisciarsi dalle risate, ma non è stato così. E poi potevano metterci la Thurman e non la sosia...ah, no, è vero, era lei. Allora togliere quei cazzo di serpenti.

Ok. Ho detto tutto. 

Ciao




venerdì 4 settembre 2026

C’era una volta in Cina (Once upon a time in China)

Ok, Non è l’inizio di una favola per bambini, ma la traduzione del trittico cinematografico di Tsui Hark sule vicende molto romanzate di un personaggio realmente esistito: Wong Fei-Jung, medico e artista marziale cinese vissuto in Cina a cavallo tra 1800 e 1900. 

Diciamo pure senza tema di smentita che non c’è nessun intento biografico o storico, ma che il tutto è un pretesto per rappresentare scene di lotta ben coreografate (il ruolo del protagonista è affidato ad un imberbe Jet Li fresco di studi Shaolin e perfettamente a suo agio nel ruolo) e scene in costume che celebrano la cultura cinese tradizionale. Il tutto accompagnato dalla insistente colonna sonora, che seppure non parlate il cinese vi entra in testa per forza, e che è anche una canzone molto famosa in Cina Video)

Diciamo quindi che si tratta di un film per appassionati di arti marziali, ma propio appassionati, perché secondo me ce ne sono di migliori. Io non lo sono, cioè mi piacciono ma non ne sono un fanatico e quindi mi dispiace, ma non ho retto. 

Li ho visti tutti e tre, ma a fatica. E ne riconosco la qualità, per carità, ma sarà pure la traduzione o il doppiaggio, sarà la distanza culturale, ma a me l’alternarsi di scene pseudo comiche, personaggi balzani e kung fu (fatto bene ma anche impossibile) mi ha un po’ annoiato. 

Concludendo, la trilogia è :

Promossa per il kung fu, Jet li, le coreografie in costumi d’epoca e la colonna sonora.

Bocciata per l’humor patetico, la recitazione degli attori occidentali (che ci sono e guarda caso interpretano i cattivoni) e il ritmo generale a mio parere discontinuo.

Comunque, Io dico la mia. Poi, fate vobis.





mercoledì 2 settembre 2026

La zona grigia (In the grey).

Due cose possiamo dire senza tema di smentita su G. Ritchie: la prima è che sa raccontare una storia rendendola avvincente, la seconda è che sa come girare un film di azione.

Per la prima si può dire oramai che sia una questione di stile. Lo potremmo chiamare lo "stile Ritchie". Quel andare avanti e indietro con la narrazione, aprendo e chiudendo parentesi, che mantiene il ritmo costante e sempre sull'attenti (e che a me piace da matti). 

Per la seconda bisogna dire che non è da tutti. In un film di genere devi saper beccare le giuste inquadrature, devi cioè sapere dove mettere la macchina da presa facendo capire cosa succede e contemporaneamente rendere il pathos. Non tutti ci riescono.  Lui sì, ed è un piacere vederlo.

Nota sulla traduzione.

Non hanno tradotto il titolo, perché? In Italiano avrebbe reso meglio di In the grey, che a me non dice proprio nulla. 

Boh.