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venerdì 4 settembre 2026

C’era una volta in Cina (Once upon a time in China)

Ok, Non è l’inizio di una favola per bambini, ma la traduzione del trittico cinematografico di Tsui Hark sule vicende molto romanzate di un personaggio realmente esistito: Wong Fei-Jung, medico e artista marziale cinese vissuto in Cina a cavallo tra 1800 e 1900. 

Diciamo pure senza tema di smentita che non c’è nessun intento biografico o storico, ma che il tutto è un pretesto per rappresentare scene di lotta ben coreografate (il ruolo del protagonista è affidato ad un imberbe Jet Li fresco di studi Shaolin e perfettamente a suo agio nel ruolo) e scene in costume che celebrano la cultura cinese tradizionale. Il tutto accompagnato dalla insistente colonna sonora, che seppure non parlate il cinese vi entra in testa per forza, e che è anche una canzone molto famosa in Cina Video)

Diciamo quindi che si tratta di un film per appassionati di arti marziali, ma propio appassionati, perché secondo me ce ne sono di migliori. Io non lo sono, cioè mi piacciono ma non ne sono un fanatico e quindi mi dispiace, ma non ho retto. 

Li ho visti tutti e tre, ma a fatica. E ne riconosco la qualità, per carità, ma sarà pure la traduzione o il doppiaggio, sarà la distanza culturale, ma a me l’alternarsi di scene pseudo comiche, personaggi balzani e kung fu (fatto bene ma anche impossibile) mi ha un po’ annoiato. 

Concludendo, la trilogia è :

Promossa per il kung fu, Jet li, le coreografie in costumi d’epoca e la colonna sonora.

Bocciata per l’humor patetico, la recitazione degli attori occidentali (che ci sono e guarda caso interpretano i cattivoni) e il ritmo generale a mio parere discontinuo.

Comunque, Io dico la mia. Poi, fate vobis.





mercoledì 2 settembre 2026

La zona grigia (In the grey).

Due cose possiamo dire senza tema di smentita su G. Ritchie: la prima è che sa raccontare una storia rendendola avvincente, la seconda è che sa come girare un film di azione.

Per la prima si può dire oramai che sia una questione di stile. Lo potremmo chiamare lo "stile Ritchie". Quel andare avanti e indietro con la narrazione, aprendo e chiudendo parentesi, che mantiene il ritmo costante e sempre sull'attenti (e che a me piace da matti). 

Per la seconda bisogna dire che non è da tutti. In un film di genere devi saper beccare le giuste inquadrature, devi cioè sapere dove mettere la macchina da presa facendo capire cosa succede e contemporaneamente rendere il pathos. Non tutti ci riescono.  Lui sì, ed è un piacere vederlo.

Nota sulla traduzione.

Non hanno tradotto il titolo, perché? In Italiano avrebbe reso meglio di In the grey, che a me non dice proprio nulla. 

Boh.

lunedì 24 agosto 2026

Guardaaa, la citààà...

Ok Vasco Rossi non c'entra.

E non c'entra nemmeno la città. Perché "The Town" di Affleck è il diminutivo di Charlestown, un quartiere di Boston, dove si svolgono le vicende del film. 

Rivisto sulla piattaforma. O meglio, finito sulla piattaforma. Sì, perché l'avevo iniziato tempo fa e sinceramente non ricordando il finale, non ricordo nemmeno se l'avessi portato a termine all'epoca. 

Boh.

Comunque è un bel filmetto di azione sulla malavita bostoniana, con romanticismo annesso, che poi è il succo della vicenda. 

Non è un capolavoro perché già a metà lo capisci come va a finire, ma ci sta, e nel complesso si lascia guardare. 

Il ritmo è serrato, il cast è molto buono, la messa in scena c'è, comprese le scene d'azione che sono ben girate. 

Sono stato a Boston nel 2008 e non ho riconosciuto la città in un singolo fotogramma, se non una vaga impressione di deja vù nelle sequenze a Nort End (il quartiere degli italiani di Boston), dove ero stato all'epoca e dove comprai una maglietta con bandiera italiana e la scritta "North End Boston" che ancora indosso. Segno che non ho preso troppi chili da allora (vabbè non ci esco, la uso solo per stare in casa, come svariate altre magliette). Ma probabilmente sono io che ho visitato altre zone, più fighette.

Che dire alla fine? Dura due orette ma se ne vanno alla svelta. 

Consigliato.