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sabato 19 febbraio 2011

lady vendetta

Ho finito di vedere la trilogia di Park-Chan wook sulla vendetta con l’ultimo capitolo della saga: Lady Vendetta.

Mi ha un po’ deluso. Mi aspettavo un crescendo dopo “Old Boy” invece quello che ho visto è semplicemente una maggiore possibilità di mezzi che però non è stata impiegata. Si vede che il primo film è girato in ristrettezze maggiori mentre per Old Boy e Lady Vendetta sono stati spesi più quattrini; un indicatore ne è la fotografia, più curata e nitida.

In questo film Il regista coreano si abbandona ad un largo uso del flashback, sul quale costruisce praticamente tutto il film. Ci protrebbe stare ma secondo me ne risente la narrazione che diventa poco chiara e interrotta in più punti.

La storia è interessante non c’è che dire però è il modo di realizzarla che mi ha deluso. Non mi ha coinvolto, non mi ha emozionato. Si vorrebbe fare una disamina della psicologia della protagonista ma verso la fine si prende una tangente sulla vendetta collettiva che non è nemmeno supportata da un degno colpo di scena che infatti il regista a mio avviso spreca. Mi sarei aspettato che girasse in modo diverso il rapimento del professore. Infine ritorna sulla strada intrapresa concentrandosi di nuovo sulla protagonista ma l’analisi che fa è insufficiente a caratterizzare il personaggio.

Devo dire inoltre che alcune scene finali, di cui penso si sarebbe potuto fare a meno mi hanno disturbato. Il regista doveva mostrare la cattiveria del cattivo di turno e questo va bene se è funzionale alla storia. Avrebbe potuto abbozzare certe parti e accennare solamente alle nefandezze compiute. Insomma non avrei fatto vedere il pianto dei bambini, l’avrei fatto sentire. Per far capire allo spettatore cosa aveva fatto. Quella parte del film mi ha disgustato.

Comunque se si vuole vedere la trilogia al completo anche questo film bisogna vederlo. Se no, lasciate pure perdere.

Roberto Benigni a Sanremo

Ho visto Benigni a Sanremo ieri sera. (http://www.youtube.com/watch?v=zLs-HEYZpZA&feature=topvideos)

Dico solo una cosa: EMOZIONANTE.

Mi risulta difficile commentare la performance di Roberto Benigni, perché l’emozione che mi ha provocato e il turbinio di pensieri e di passioni che mi ha scatenato si affatellano sovrapponendosi in modo confuso.

Benigni ha iniziato sparando a zero contro quello lì (che non merita di essere nemmeno nominato tanto è vile…). Ha iniziato con il suo modo di fare battute, sagace e intelligente. Poi ha fatto l’esegesi dell’Inno di Mameli spiegandolo un testo difficile come può essere una poesia dell’Ottocento con una tale chiarezza e semplicità esemplari.

Con l’esegesi dell’Inno ha saputo trasmettere le emozioni, la carica, la passione che animavano i notri padri della Patria i quali probabilmente sperimentavano le emozioni che Benigni ha magistralmente descritto.

Una parentesi:

ho goduto quando ha spiegato che il verso “Schiava di Roma” è riferito alla VITTORIA e non all’ITALIA!

Così quei pirla, bifolchi, buzzurri e ignoranti che dovrebbero vivere nelle caverne a cibarsi di escrementi di animali (ogni riferimento a "politici" è puramente voluto) che ancora non l’hanno capito dovrebbero avere definitivamente inteso che

L’INNO DI MAMELI DICE CHE LA VITTORIA E’ SCHIAVA DI ROMA

perché si riferisce al fatto che gli antichi Romani vincevano sempre (Roma semper victrix).

L’Inno di Mameli NON DICE che l’Italia è schiava di Roma. Se fosse così che cavolo vorrebbe dire? Se è un Inno scritto per la libertà della Patria parla della Libertà (cribbio!!!). L’Italia si desta liberandosi dalla schiavitù attraverso le Armi, cioè indossando l’elmo di Scipione l’Africano.

Ma è chiaro o no? C’è bisogno di ripeterlo ancora?

Quando Benigni ha poi provato a immaginare come poteva cantare l’Inno un giovane dell’epoca pronto a morire sul campo di battaglia per la liberazione della Patria, mi ha commosso. Perché ha saputo interpretare un vissuto come sa fare un grande attore.

La sua esibizione non è stata retorica, non è stata ruffiana o falsa è stata ENORME.

Grazie Roberto! Grazie di esistere.

martedì 15 febbraio 2011

elizabeth 1 e the golden age

Ho visto i due film "Elizabeth" ed "Elizabeth: the golden age" e mi sorge un dubbio: che intenzioni aveva Shekhar Kapur quando ha girato i due film? Mi spiego.

Il primo film mi è piaciuto. Tratta del periodo precedente all’ascesa al trono di Elisabetta I. E’ un film godibile, con un buon ritmo e una buona ricostruzione degli eventi. Le scenografie sono ben curate, la fotografia pure e gli attori fanno una bella figura. Si tratta di un filmetto niente male, adatto a chi è appassionato di storia ma anche a chi non gliene frega niente e si vuole godere una storia di amore e di intrighi politici.

Non capisco invece il secondo film. Dove si tratta del periodo di consolidamento del regno di Elisabetta e della guerra con la Spagna di Filippo II.

Sembra che il regista avesse in mente tutt’altro. Dà l’impressione che avesse un progetto alternativo che non ha realizzato. Ho avuto l’impressione che volesse portare avanti una riflessione psicologica sulle intenzioni, le motivazioni e le nevrosi dei protagonisti con un linguaggio filmico fatto di immagini sovrapposte, primi piani et similia che avrebbero dovuto dare un senso di oniricità che non si riesce a concretizzare.

Nel primo film Elisabetta è l’innocente che viene catapultata in un mondo più grande di lei, nel secondo è una regnante egoista e isterica, uterina e malmostosa che pretende dai suoi sudditi devozione assoluta e in cambio concede tutta se stessa per l’Inghilterra. Bisogna ammettere che Cate Blanchett è brava mentre non capisco Geoffrey Rush che nel primo film è perfetto mentre nel secondo mi sembra un po’spento.

Clive Owen fa Clive Owen, nel senso che recita sempre se stesso in tutti i film.

Jordi Mollà ha lo sguardo del pazzo. Ma d’altra parte è lo stesso di Blow e sembra sempre sul punto di esplodere. Inoltre non so se Filippo di Spagna camminasse veramente zoppicando con le gambe storte, ma nel vederlo sembra anche abbastanza ridicolo.