Visualizzazioni totali

martedì 11 gennaio 2011

the "new" karate kid

Girare un remake di un film o di una serie di successo è sempre un rischio. Infatti a chi lo vede fare il paragone viene spontaneo e se non si riesce ad essere all'altezza del precursore allora la figura di cacca non la si evita mai.
Che cosa è successo qui? Qulcuno a corto di idee ha pensato di riesumare Karate kid, celebre tetralogia degli anni '80 sulle arti marziali credendo di rinnovare l'interesse per il filone "ragazzo buono innamorato di ragazza buona viene pestato da ragazzi cattivi e con l'aiuto di vecchio emarginato ma segreto esperto di arti marziali si vendica a suon di mazzate, ottiene giustizia e vieve felice e contento con la bella di turno". Ma quel qualcuno ha toppato amaramente.
Allora la domanda è questa: se il filone è quello almeno prova a creare dal nulla qualcosa che pur mantendendo inalterati gli elementi base almeno introduce delle novità. Invece niente.

Ecco i termini dell'operazione che ci hanno propinato: si prende un vecchio film di successo, archetipo del filone di cui sopra, peraltro già sviscerato in lungo e in largo (ad ogni film nuovi cattivi, e per il quarto, non si sa perchè, si è pure scelto di sostituire il protagonista con un'eponima femmina che idealmente avrebbe dovuto mettere la pietra tombale alla serie); si è scelto un giovane attore con ottime capacità recitative per qualsiasi recita parrocchiale natalizia, che vanta come papà un attore consumato qui produttore; si ingaggia un famoso attore di arti marziali (spero pagandolo a peso d'oro per fargli accettare di sputtanarsi così), che da decenni recita nei kung fu movie; si ambienta il tutto in Cina che fa molto esotico anche nel 2010; si aggiunge qualche vaccata tipo la mossa del cobra et voilà la frittata scadente è fatta.

Ammetto che alcune scene di combattimento sono anche gustose, e la parte più interessante è quella del torneo finale (che però non vale una cicca rispetto all'originale) ma poi il risultato è pallido e frettoloso.

C'è però un mistero che aleggia per tutta la durata del film che può indurre lo spettatore a partecipare alla trama con qualche interesse ed è questo: che cosa c'azzecca il karate di karate kid con il kung fu di jackie chan?

lunedì 29 novembre 2010

Russel Croe in Robin Hood? No, non ce n'è bisogno.

Ho finalmente visto Robin Hood, quello diretto da Ridley Scoot. Diciamo la verità è un film scadentuccio.
Crowe ci fornisce un'interpretazione pallida. E poi La Blanchet nel ruolo di Marion non è molto credibile. Insomma mi è sembrata un'operazione priva di mordente. Sopratutto, la sceneggiatura è noiosa. E' un film che vorrebbe tracciare una storia dell'origine di Robin Hood fornendo una sorta di prequel di quello che sarà la storia come la conosciamo tutti, ma l'intera operazione non mi sembra sia andata a buon fine.
Questo film non mi ha coinvolto, non mi ha emozionato e la storia mi sembra poco credibile. Non perchè si tratti di leggenda o similia ma perchè ci sono degli elementi che stonano. Uno su tutti il fatto che Robin Hood sembra il paladino di un'ipotetica Magna Charta, un antesignano sostenitore dei diritti civili in un'epoca medioevale barbara e priva di legge. Mi è sembrata una lettura molto forzata del personaggio. Insomma preferisco il più "vecchio" Principe dei ladri con Kevin Costner e Morgan Freeman, che era un bel di avventura in costume con tutti gli elementi al posto giusto.
Russel Crowe invece, lo preferisco con una divisa da capitano della marina inglese (Master and Commander) o con una da Generale dell'esercito romano (Il gladiatore) .

domenica 14 novembre 2010

Vantage point - Prospettive di un delitto

Finalmente sono riuscito a vedere in dvd “Vantage Point – Prospettive di un delitto”, regia di Pete Travis e cast di attori che annovera Sigourney Weaver, William Hurt, Dennis Quaid, Matthew Fox e Forest Whitaker.

Diciamo subito che l’idea del film è buona; descrivere un delitto da più punti di vista, tanti quanti i protagonisti in gioco. Per tre quarti della pellicola la narrazione torna indietro al punto di partenza facendoci vedere un’altra prospettiva a seconda del personaggio protagonista del momento. Mano a mano che si procede, quindi, si recpera un frammento di verità e si completa il mosaico che spiega cosa è realmente accaduto e perché. La trama è abbastanza complessa e anche un po’ inverosimile ma nel complesso il film è godibile.

Non tutti gli attori coinvolti mi hanno fatto un a bella impressione, in alcuni casi la recitazione mi è sembrata un po’ piatta, più da telefilm americano di serie b. Il migliore è Dennis Quaid. Il peggiore è lo stucchevole Whitaker che mi è insopportabile quando recita la parte dell’uomo complessato e mezzo fallito.